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Visualizza la versione completa : Strane informazioni da Anassagora


Lpcdc3
09-01-16, 14:55
Ciao,
Essendo uno studente del classico ieri sono incappato in una frase di Seneca con strani riferimenti astronomici. Vi trascrivo ora la traduzione del passo originale (il mio era una fusione di due informazioni diverse):

"Anche Carmandro nel libro che ha scritto sulle comete dice che Anassagora vide in cielo una luce grande e insolita, delle dimensioni di una grossa trave e che essa brillò per molti giorni. Callistene riferisce che apparve una meteora con l'aspetto di un fuoco allungato prima che il mare facesse sparire Bura ed Elice. Aristotele afferma che quella non fu una trave, ma una cometa, e che a causa del suo eccessivo splendore non fu percepibile il suo fuoco diffuso, ma col passar del tempo, quando ormai era incandescente, riprese laspetto abituale delle comete. E in quel fuoco ci furono molte cose notevoli, ma nessuna più del fatto che , non appena essa brillò in cielo, il mare si riversò sopra Bura e Elice."

E per chi fosse interessato, ecco il latino:

"Charmander quoque, in eo libro quem de cometis a composuit, ait Anaxagorae visum grande insolitumque caelo lumen magnitudine amplae trabis, et id per multos dies fulsisse. Talem effigiem ignis longi fuisse Callisthenes tradit, antequam Burin et Helicen mare absconderet. Aristoteles ait non trabem illam sed cometen fuisse; ceterum ob nimium ardorem non apparuisse sparsum ignem, sed procedente tempore, cum iam minus flagraret, redditam suam cometis faciem. In quo igne multa quidem fuerunt digna quae notarentur, nihil tamen magis quam quod, ut ille fulsit in caelo, statim supra Burin et Helicen mare fuit."

Il problema è il seguente. Prima di tutto, si sa che Elice è l'Orsa Maggiore, ma di Bura non se ne sa nulla. Dato che "burin" in latino è il bure, parte dell'aratro, ho ipotizzato che si possa trattare o del piccolo carro o del Bootes. Il problema, che sorge sia per l'Orsa Maggiore che per il piccolo carro (o solo per l'Orsa Maggiore nel secondo caso) è che, effettuando delle simulazioni con Stellarium e Cartes du Ciel, entrambe le costellazioni, pur tenendo conto della precessione degli equinozi, effettivamente restavano circumpolari.
E chiaramente l'unico senso che vedo nell'affermare che "Il mare si riversò sopra Bura e Elice" è che queste due costellazioni fossero tramontate.

Di conseguenza, come spieghereste l'osservazione di Anassagora? Un suo errore? Un mio errore di interpretazione dei nomi delle costellazioni?

Grazie della pazienza, sono in ansiosa attesa che qualcuno di voi si cimenti in questo rompicapo storico
Ciao e buona domenica,
Lorenzo
P.S:
1) Del libro di Carmandro non se ne ha traccia.
2) Anassagora, vi ricordo, visse tra il 496 e il 428 a.C.

Dark_Matter
09-01-16, 17:53
non me ne intendo assolutamente ma l'orsa maggiore credo tramonti (almeno in parte) attorno ai 20° di latitudine nord, da dove avrebbero effettuato l'osservazione del testo?

Giuseppe G.
10-01-16, 00:13
Sei effettivamente sicuro che Bura sia una costellazione?
Io ho trovato che Bura (o Buri) era il nome di una città greca nel golfo di Corinto.
Questo mi spinge a formulare un'azzardata ipotesi.
Tu hai detto "Callistene riferisce che apparve una meteora con l'aspetto di un fuoco allungato prima che il mare facesse sparire Bura ed Elice"
Può essere che quando Callistene vide quella cometa egli si trovasse in viaggio verso Sud (probabilmente verso Alessandria d'Egitto che all'epoca era un grande centro culturale)?:mmh:
Considera che da Alessandria la costellazione dell'orsa maggiore si trova appena sopra l'orizzonte.
Attenzione la mia è una supposizione forse un po' troppo fantasiosa.
Ciao:hello:

Lpcdc3
12-01-16, 17:46
Grazie mille! Effettivamente la spiegazione di Giuseppe andrebbe più che bene!
Ecco risolto l'enigma!
Ciao
Lorenzo

delo
20-04-16, 18:24
La traduzione è da intendersi letteralmente, Elice e Bura sono i nomi di due città della Lega Achea che vennero distrutte da un terremoto/maremoto all'incirca all'epoca della battaglia di Leuttra; Callistene (che all'epoca dei fatti era al più un bambino) ha utilizzato probabilmente l'evento come riferimento temporale e, in considerazione della natura della sua opera, il fatto non stupirebbe; tanto più che la raccolta dei "prodigi" (quali allora s'intendevano i segni premonitori di certi maggiori cataclismi) era prassi diffusa e ben consolidata tra gli storici.